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Sono le 19, in casa ci siamo io e la piccola. Alice è rintronata dalla febbre, ha dormito per 4 ore in braccio a me, si è appena svegliata ed ha fame. In fretta preparo la cena, cercando di non perdere tempo, per non farla innervosire. Tutto ok, preparo la tavola, metto la bimba sulla sua sedia e sto per poggiarle il piatto davanti, quando squilla il telefono.
"Buonasera, parlo con il sig. Massimo? Sono XXX, della Alleanza Assicurazioni".
Premetto che non ho nulla a che fare con (e nulla contro) questa compagnia, sono assicurato altrove, e che difficilmente tratto male i ragazzi dei call center; dato il lavoro difficile che fanno, un po' di solidarietà mi sembra il minimo. Ora però proprio non posso rispondere.
"Pardon, mi prendi in un momento molto delicato, c'è una bimba di 20 mesi febbricitante che aspetta la cena e sono solo in casa, ora proprio non posso".
Con tono seccato e superiore: "Ah be, non c'è problema sig. Massimo, si trattava di un'offerta di lavoro, sarà per un'altra volta". Clic.
Ma che bastardi. E se fossi stato una di quelle persone che aveva davvero bisogno di quel lavoro?
inviato il 01:39 | Comments (0) | TrackBack