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Daniele Luttazzi ha fatto il suo ultimo pezzo in tv nel 2001, all'interno del quale ha osato toccare argomenti scottanti e nomi importanti, poi è stato allontanato e da allora non lo si è più visto. La critica, quella pro e quella contro, ne ha parlato un po', poi è finita più o meno lì.
Quindi Luttazzi ha proseguito (magari aveva già iniziato, non è importante) in teatro, con i suoi metodi, a toccare argomenti e a parlare di cose. Magari ha pubblicato un paio di dvd dei suoi spettacoli. Però seguirlo costa: un biglietto di teatro lo compra chi intende conoscere cosa dice quel comico, chi apprezza Luttazzi, chi crede in ciò che sente dire da lui. Sto parlando ovviamente di gente comune, non di critica fatta da giornalisti più o meno del settore. Chi è dalla parte opposta di Luttazzi si limita ad ignorare la sua presenza, tanto più che per sua fortuna non lo vede e non lo sente neanche tramite i media ufficiali.
In questo modo il giullare può parlare solo al "suo" auditorium, di parte, che arriva in teatro e si poggia su un background di idee condivise con l'autore già in partenza. Se l'autore dice qualche cazzata, usa termini imprecisi, parla di argomenti che non conosce bene, probabilmente si è portati a perdonarlo, a non approfondire eventuali dubbi e a lasciare cadere alcune inesattezze.
Accade però che il comico decida di buttarsi in rete: blog, podcast, articoli, recensioni, manifesti, sondaggi, iniziative varie.
Che accade veramente? Finalmente Luttazzi lo si può seguire anche senza condividerne le idee di fondo, per pura curiosità: non devo comprare un biglietto di teatro, non devo comprare il suo dvd, mi basta andare sul suo sito e leggere, leggere, ascoltare, di nuovo leggere.
Così fioccano da diversi blog e siti personali (quelli di destra, in particolare) denunce su errori commessi dall'autore riguardo il CIA-Gate (tanto per fare un esempio), ed è proprio grazie alla rete che il giullare si presenta non solo allo sguardo di chi vuole ridere e capire grazie a lui ma anche di chi invece, ascoltandolo, lo vede triste e nudo, nudo come l'imperatore della favola di Andersen.
É la democrazia della rete?
inviato alle 02.11.05 12:36
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